venerdì 14 ottobre 2011

Sicilian Songs

La "Open Jazz Orchestra", nata nel 1992, è stata costruita per tentativi, gli stessi tentativi che mi hanno sempre accompagnato nelle scelte occasionali che ho dovuto affrontare coabitando, ed inevitabilmente condividendo, una realtà musicale a volte immersa in un mondo artistico solitario ed illusorio governato dai Siciliani, un popolo di incredibili sostenitori del "non c'è niente, non è successo niente, va bene così".

La "Scuola Musica Insiem"e è un centro studi che, da dieci anni, il sottoscritto e Loredana Spata portano avanti a Palermo con sacrificio e con amore, che in Sicilia sono l'unica moneta con la quale si possono acquistare certi risultati o perlomeno, secondo me, amore e sacrificio sono rispettivamente un diritto e un dovere che, esercitati insieme, ci possono elevare ad una dimensione globale di comunicazione che purtroppo stenta ad espandersi in quanto condannata e governata dal "non c'è niente, non è successo niente, va bene così".

"S'Avissi Statu Riccu" è il titolo di una composizione inclusa nel CD, che non vuol dire comunque nulla. Se la ricchezza in euro dovesse trasformare l'amore e il sacrificio in valute fuori corso, preferirei restare un siciliano e ripetere a voce alta " non c'è niente, non è successo niente, va bene così".

Salvatore Bonafede e Stefano D'Anna sono due miei coetanei con i quali condivido esperienze musicali irrazionali da 25 anni. Non riesco a spiegarmi e forse, è meglio così, la gioia che traspira dai miei suoni incrociati con quelli di Salvatore che, qualunque sia la resa esterna, mi trascina in tutti i casi all'interno di un sito nel quale non è neanche necessario respirare.

Con Stefano a volte ci imbarchiamo in razionalizzazioni intrigate e ci ostiniamo a ricercare strategie e soluzioni, ma le mie esperienze più entusiasmanti con lui sono state sempre comunque frutto di casualità, la stessa casualità che la sera del 29 settembre 2000, nel concerto pubblicato in questo CD, ha sancito la presenza di Salvatore e Stefano.

Vorrei ringraziare tutti i musicisti che hanno partecipato al concerto ed alla realizzazione di questo CD, in particolare Massimo Laguardia, Antonello Ceraolo, Francesco Marchese, Giuseppe Costa, Daniele Calì e Tommaso Santangelo. Ringrazio Stefano D'Anna che, con le sue composizioni e il suo sax soprano, ha apportato sound alla band, e ringrazio Salvatore Bonafede,che ha espresso tutto il suo cuore di musicista.

Un doppio grazie ad Aldo Oliveri che collabora tra l'altro attivamente con la Scuola Musica Insieme.

Un triplo grazie a Rita Collura, Leandro Lo Bianco, Fulvio Buccafusco, Luca Bruno e Lino Costa che, dopo esserne stati tra i migliori allievi, oggi insegnano presso la Scuola Musica Insieme continuando ad avere la bontà di partecipare alle mie lezioni di musica d'insieme.

Complimenti a Massimo D'Aleo, Iano Anzelmo, Marcello Bruno, Valerio Buscetta, Riccardo Bertolino e Giuseppe Graziano, tutti allievi ancora iscritti ai corsi che, naturalmente, durante il concerto hanno dimenticato di esserlo.

Un doveroso ringraziamento a parte per Mauro Bordignon, allievo di Maurizio Caldura che, dopo essere nato e cresciuto a Treviso, ha da pochi mesi confessato di voler vivere in Sicilia.

Infine mi complimento con Giorgia Meli, allieva di Loredana Spata e Claudio Terzo, il più giovane musicista dell'orchestra che ha ricevuto da me il difficile incarico di salire sul palco da solo per introdurre il brano "Gomma Napoletana" dando il via al concerto mentre la band, quasi in sordina, iniziava la propria performance dalla platea.

Naturalmente anche Giorgia e Claudio quella sera avevano fortunatamente dimenticato di essere degli allievi.

Credo di avere ringraziato tutti, ma non voglio a questi punto tralasciare altri musicisti allievi ed ex allievi che, pur non essendo presenti in questo CD, hanno partecipato in questi anni a diversi concerti della Open Jazz Orchestra e che rappresentano, in questo momento, le migliori espressioni artistiche che la Scuola Musica Insieme abbia prodotto: Florinda Piticchio, Olivia Sellerio, Ivan Segreto e Francesco Guaiana.

Ringrazio la "Scuola Musica Insieme" perchè tutti questi studenti sono forse stati i miei veri insegnanti e Loredana Spata che è stata la compagna che mi ha permesso tutto ciò dandomi sempre la possibilità di sperimentare e tentare insieme nuove strategie.

Qualcuno disse che la Sicilia si può amare, ma se vuoi amarla veramente devi viverla lontana da essa. Vivendo lontano si possono apprezzare tutte le contraddizioni e tutti i sapori e gli odori e i colori della Sicilia. Vivendo lontano si può prendere coscienza della potenzialità di un popolo e della ragione della gente.

Io ci credo, come credo anche a colui che ha detto che la Sicilia comunque, alla fine ti cattura, ti prende e ti intrappola nella sua rete. Ricordo infatti che il mio sogno era quello di fare il musicista vivendo in Sicilia. Evidentemente qualcuno mi aveva già preso, la Sicilia, con amore mi aveva intrappolato nella sua rete. "Sicilian Songs" forse vuole raccontare questo mio sogno, o forse, vuole soltanto darmi la possibilità di ringraziare qualcuno; infatti sto ringraziando tanti musicisti, e dato che ci sono ringrazio anche il pubblico che era presente quella sera. Il pubblico chiude e completa il cerchio che si instaura con i musicisti che stanno sul palco.

Avrei voluto con me quella sera due persone dentro questo cerchio e forse, sempre forse, perchè è tutto forse, a queste due persone dedico questo CD che credo rappresenti la sintesi di tutte le emozioni fortunate che ho vissuto sino a questo momento. Una l'avrei voluta tra il pubblico, e l'altra sul palco.

Mimmo C. - 2001

Una Giornata in Sicilia

Ero andato a far visita ai miei genitori. Prima di salire a casa avevo deciso di comprare una torta gelato. Entrai al bar.-“Salve, potrei avere una torta al gelato di fragola?”-“Certo! Va bene questa?”-“Perfetto. Quanto pago?”-“Trentottomila.”-“Minchia!”-pensai. Pentito, presi la torta e me ne andai.
In ascensore, comunque, ebbi modo di potermi pentire di essermi pentito.-“I miei genitori meritano ben di più di una torta del cazzo da trentottomila lire, anche se il barista resta comunque un ladro!”- pensai.
Bussai alla porta e fui ricevuto. Mia madre cucinava, mio padre la aiutava e mia sorella apparecchiava la tavola.-“Mangi con noi?”- chiese mio padre.-“No, non ho fame. Prendo un caffè e me ne vado.”-“Stamattina qualcuno aveva telefonato per te.”-“E chi era?”-“Non lo so. Non ha voluto dirmi il nome perché vuole farti una sorpresa. Ha detto di chiamare l’hotel Politeama e di chiedere della camera 418.
”Naturalmente non esitai a farlo.-“Politeama Hotel, buongiorno!”-“Buongiorno, mi può passare in linea la camera 418, per favore?”-“Attenda un attimo, prego.
”Attesi in linea sette o otto minuti. Finalmente una voce rispose.-“Politeama Hotel, buongiorno!”-“Cosa? Buongiorno? Io sono in linea già quasi da dieci minuti. Avevo chiesto di parlare con la 418.”-“Ah, sì. Un attimo. Gliela passo. ”Trascorsero altri dieci lunghissimi minuti. Che schifo. La linea si interruppe. Richiamai.-“Politeama Hotel, buongiorno!”- stavolta era una voce di donna.-“Ma che siete tutti fusi? - dissi io.-“Non capisco, che vuole dire scusi?”-“Okay. Non fa nulla.Vorrei parlare con la 418.”-“Un attimo prego.”-“Speriamo bene”- pensai. Dopo un po’ - “Senta, il signor Cartagesio in questo momento non può rispondere perché sta ascoltando il telegiornale. Ha detto che se lascia il suo nome la richiama tra venti minuti.”Pazzesco. Era lui. Rimasi allibito. -“D’accordo, gli dica che il suo ideatore lo ha cercato. Lui capirà”-“Senz’altro, arrivederci.”- -“Arrivederci “- replicai io, anche se non ho mai capito perché si usa dire arrivederci al telefono con le persone che non hai mai visto prima e che forse mai vedrai. Boh!Dopo venti minuti esatti la telefonata arrivò.-“Pronto!”-“Qui Eusebio Cartagesio di Livorno.”-“Cornutaccio. Che fai a Palermo?”-“Che posso fare? Indago.”-“Voglio approfittare della tua presenza per chiederti alcune cose, ci incontriamo?”-“Certo! Ti va bene più tardi alle sei alla cattedrale?”-“Perfetto. Sii puntuale.”Finalmente potevo parlare con il grande Cartagesio. Ero veramente emozionato. Mentre mangiavo la torta al gelato di fragola non facevo altro che pensare a cosa chiedere a Cartagesio. Dovevo sfruttare quell’occasione. Mi resi comunque quasi subito conto che le domande da fargli erano tre, ed esattamente volevo chiedergli che speranze avesse nella vita, perché aveva abbandonato i suoi cugini in Australia e perché era innamorato della signora Zenga.
Alle cinque e cinquanta ero già sul posto. Alle sei vidi uscire Eusebio dalla Cattedrale insieme a quattro suoi amici preti. Si congedò da loro e si avvicinò a me. Stava mangiando con una mano una pera e con l’altra un panino con le panelle, una specialità palermitana. -“Ehi!- mi dice - “Ma tu nella vita che speranze hai?”Praticamente mi aveva ucciso. Quello che volevo chiedere io a lui lo aveva chiesto lui a me, destando in me una sensazione di disagio tale che sarei voluto fuggire.-“Ma tu sei siciliano? Raccontami della Sicilia. Che cosa fate voi siciliani? ”Mi misi a piangere. Vorrei che non esistesse la Sicilia. Troppo doloroso pensarla. Troppo doloroso viverla. Troppo dolorosa amarla.È la mia terra. La propria terra non si tocca. Tutte le proprie terre non si toccano.- “Qual è la tua terra?”- “La mia terra è la Sicilia! Palermo!”
Sto piangendo. Le lacrime scorrono lungo le mie guance. Giungono al collo. I vetri dei miei occhiali si appannano. Gli occhi mi bruciano. Grazie Sicilia. Solo tu puoi farmi piangere. Ti sono grato, perché piangendo scopro la mia umanità. Dopo un pianto sei pulito.Sicilia, tu non sei lontana, perché io sono te.-“Chi è quell'uomo famoso che sta in tutti quei manifesti?”-“E che ne so? È un politico? È stato sindaco di questa città. Cos’è un politico?”non si capisce mai niente di politica. È molto difficile riuscire ad immaginare un politico non mafioso. Il nostro Sindaco è un siciliano che ama la sua terra? Cosa dovrebbe fare un politico per non apparire mafioso? Dovrebbe litigare coi mafiosi? Ma se non si sa chi sono i mafiosi, contro chi ti batti? Contro il muro? Quel vecchio famoso è un mafioso? E chi lo ha detto? E anche quando lo fosse? Per me sarebbe già un vincente. I vecchi non dobbiamo più considerarli. Occupiamoci dei bambini e rinnoviamoci.
La mafia.-“Chimminchia è la mafia? ”Ma è obbligatorio sapere cos’è la mafia? Se io non sapessi cos’è? Che colpe avrei rispetto agli altri? Chi sa cos’è la mafia me lo dica. Ma non dica cazzate, per favore. La mafia non esiste. Ma forse la mafia esiste.Abbiamo rovinato la nostra terra. Ma il potere non sta in Sicilia.
In Sicilia esiste solo l’alibi della mafia. Ma la cosa più assurda che dimostra ormai la quasi irreversibilità del fenomeno, è il fatto che oggi in Sicilia non sono molti quelli che soffrono e vivono male.Il sistema mafioso ha creato una enorme massa di gente che vive, tutto sommato, con poco e felicemente. Proviamo a fare qualche intervista.-“Ciao. Come ti chiami?”-“Salvatore.”-“Quanti anni hai?”-“Sedici.”-“Da grande cosa vuoi fare?”-“Non so. Il medico, l’avvocato o l’impiegato di banca”-“E poi?”-“Poi mi costruisco una casa e appena il tetto è fatto mi fermo lì. L’importante è coprire la testa.”-“E la sera che farai?”-“Televisione. Nanna. L’indomani si lavora.”-“E la domenica?”-“La domenica farò una passeggiata in macchina a Mondello con la famiglia. Dopo tre o quattro ore di coda tornerò a casa senza nemmeno esser sceso dall’auto perché non c’è parcheggio.”La macchina è importante a Palermo. Non deve mancare. Se non hai la macchina sei un pezzente. E se fai trecento metri a piedi, tutti ti guardano e ti chiedono: - “Ma la macchina non ce l’hai?

”Se chiudessero la Sicilia al pubblico, e se i siciliani fossero relegati per sempre dentro questa maledetta isola, sono convinto che la Sicilia diventerebbe un paradiso terrestre. Una piccola oasi dove regnerebbe un rincoglionimento generale misto a felici esistenze di poveri illusi che mai avrebbero la possibilità di assimilare il vero concetto di vita e che mai sentirebbero il bisogno di scoprirlo. E non farebbero altro che campare senza problemi assecondando un gruppo di superuomini che gestirebbero perfettamente un potere del tipo : -“Cuogghio e ‘un fazzu cuogghiere”, oppure -“ ‘un cuogghio iu ma mancu tu”. ( Raccolgo e non faccio raccogliere - non raccolgo io ma nemmeno tu).

Ma chissà! Forse la Sicilia è gia in questa dimensione. La vera potenza della mafia consiste nella capacità di ignorare tutto e tutti. Se tu dai una coltellata ad uno qualsiasi, lui ti dice: -“Ahi! Mi hai dato una coltellata!”Ma se tu dai la stessa coltellata ad un mafioso lui risponde: - “Coltellata? Era una coltellata? Io non ho sentito niente.

”Ma che cazzo ne capite voi della Sicilia se non siete siciliani?
Basta con la serie: - “Risolviamo i problemi della Sicilia.”Ma chi li risolve? Solo noi possiamo farlo, ma non siamo alleati, non siamo complici, non siamo uniti noi siciliani. Litighiamo tra di noi sempre, per ogni cosa. Peccato, perché la sofferenza che portiamo dentro ci rende nobili. Chi soffre è più maturo di chi non sa cosa significhi soffrire.È così difficile dire qualcosa a qualcuno in Sicilia! Qualunque cosa tu dici quello ti guarda male.Anche se alla fermata del’autobus gli dici -“Scusi, è passato il 43?”Quello ti risponde, incazzato :-“E chi ‘nni sacciu iu ‘ru 43, staiu aspittannu ‘u 15!” (E che ne so io del 43, sto aspettando il 15!).
Da ciò si può dedurre che, in Sicilia, chi aspetta il 15 non può accorgersi se il 43 è già passato. Ma che cazzo ne capite voi della Sicilia se non siete siciliani? L’altro giorno ero al bar sotto casa di mia madre a Palermo. Stavo mangiando una genovese con crema. Mi faceva schifo. Di solito vado all’altro bar, ma quel giorno era chiuso per turno settimanale. Questo bar in cui mi trovavo faceva schifo, e se volete faccio pure il nome. Non ho paura io. Non vi interessa saperlo? Meno male. Mentre mangiavo quella schifezza entra un giovane, molto carino e molto perbene. Il giovane va verso la cassiera-proprietaria e le chiede:-“Scusi, avete un elenco telefonico?” La cassiera-proprietaria risponde -“ Ssssssseeeeeeeeee dddassssuuuttaaa!!” con un tono dolce e lieve che pareva Sandokan attaccato dai turchi. (traduzione: si, l’elenco è proprio in fondo al locale).-“Sa, avrei bisogno anche dello stradario. Ce l’ha?”- chiese il giovane intimidito.Allorché ad un urlo tarzaniano susseguirono le seguenti parole, con un volume udibile da mia madre che si trovava dalla signora del settimo piano del palazzo di fronte perché doveva farle una iniezione:-“E chi ‘nni sacciu iu. Ddassutta è, cercatillu!”(traduzione: Mi spiace, caro. Io non lo so. Prova a cercarlo fa pure, nessun problema).Il povero giovane per poco non piangeva.La Sicilia è piena di cassiere-proprietarie, ed è piena di proprietari che visto che sono i padroni, si divertono ad impartire ordini ai dipendenti, creando naturalmente negli ambienti lavorativi degli scontenti perché è ovvio che il padrone ha sempre ragione.Pensate ad un povero pasticcere che ha studiato per diventare bravo, che deve sentirsi dire dal padrone (ignorante che forse non ha neanche la quinta elementare) quanto zucchero deve mettere (per risparmiare) in una genovese. Infatti quella faceva schifo.
Questi fenomeni sicuramente accadono in tutto il mondo. Il problema della Sicilia purtroppo è l’alta condensazione di manifestazioni del genere che le rende normali. È normale che sia così. Che tutto faccia schifo. Infatti quando i siciliani vanno fuori, si meravigliano di ciò che dovrebbe essere normale.-“Mih! Lo sai? A Milano ho visitato un ospedale che quando chiamavi il dottore, quello veniva subito!”-“Mih! Lo sai? Alla stazione di Bologna se chiedi una informazione sui treni ti sorridono e ti fanno capire tutto.”-“Mih! A Reggio Emilia camminano con le biciclette. Sono pazzi.”Secondo me dovremmo cercare sempre di fare un sorriso in più. Il sorriso forse è l’unica cosa che non è mai di troppo. Dovremmo portare sempre con noi una riserva di sorrisi. Aiuterebbero senz’altro a risolvere a mente più serena tutti i grattacapi che Dio ci ha voluto affibbiare per metterci costantemente alla prova.
Magari stessimo tutti a sorridere dalla mattina alla sera. Le mamme coi propri bimbi, i tifosi di calcio con gli arbitri, gli arbitri con gli allenatori, i presidi coi professori, le cassiere-proprietarie coi loro dipendenti e coi loro clienti, perché anche se uno entra in un bar solo per telefonare, ciò non significa che non è un cliente. E non fatevi ingannare voi del nord, voi non-siciliani. Se voi entrate in un bar sarete trattati bene, anche se non consumate. Per questo quando venite in Sicilia spesso dite: -“Che gente deliziosa! Sono stato benissimo. Sono gentilissimi.”Attenti! A voi vi prendono per il culo! Si atteggiano perché sanno come vivete voi e quindi si adeguano per meglio fottervi i soldi. Comunque tornando ai sorrisi, vorrei dire alle cassiere-proprietarie dei bar, che io quando entro in un bar per telefonare, dopo la telefonata se il bar è bello e sorridente, e soprattutto se la cassiera-proprietaria mi sorride (e magari è carina), a me viene voglia di prendere un gelato, alla fragola o al caffè. E se ho fame, mi faccio una brioscia imbottita di gelato. E poi prendo anche un caffè. Insomma, io al bar, spendo un sacco di soldi. Mi sto rovinando a forza di frequentare i bar. E i bar-tabacchi? Quelli sono pericolosissimi. Basta che entri lì e spendi almeno diecimila lire. Per non parlare dei bar-tabacchi con annesse ricevitorie lotto, totip e totocalcio.Mamma mia! Questi esercizi dovrebbero proprio abolirli.Un gelato 2000. Un caffè 1000. Due pacchetti di Merit 7000. Schedina totocalcio 15000. Lotto 15000. Totip 3000. Enalotto 3000. Intanto che compili le schedine prendi un altro caffè 1000. Totale 47000!Ma vi rendete conto? Dovrebbero metterle in questi posti le cassiere-proprietarie-antipatiche, così uno ci va meno spesso e magari il gelato non lo prende perché fa schifo. E risparmia i soldi. Il denaro. I soldi attirano i soldi. I debiti attirano i debiti. Non voglio essere scontato, ma voglio aggiungere che tutto attira tutto. Anche gli uomini si attirano. A me gli uomini mi attirano. Anche le donne, forse di più degli uomini. Tutti mi attirano. Io non sono contrario a nessuno. Ci è vietato conoscere la verità. Essa ci è nascosta, ed il gioco consiste nel cercarla. Chi dice di sapere la verità è un presuntuoso. La verità è Dio, e nessuno di noi, su questa terra ha guadagnato Dio. Dobbiamo tendere a Lui.-“Mi perdoni?”-“Come scusa?”-“Mi perdoni?”-“Ma che domanda è?”Nessuno di noi può perdonare nessuno. E anche giudicare non ci è concesso. Dobbiamo essere giudiziosi, ma senza giudicare. Proviamo a giudicare noi stessi, ma senza mai smettere, perché in questa vita è sicuro che non saremo mai certi del giudizio di noi stessi. Forse dopo, potremo trovare il giudizio e chissà, ci sarà anche concesso di giudicare gli altri.
Quello che scrivo non è verità. Non sono per niente convinto. Probabilmente domani cambierò idea. L’importante è la buona fede. Amo lanciare messaggi. Formulare ipotesi. Non sono comunque un propinatore, anche se a volte non nascondo che mi capita di propinare qualcosa a qualcuno. Ma si tratta più che altro di oggetti che acquisto e che dopo, trovandomi in difficoltà economiche sono costretto a rivendere. E sono bravo a scegliere e decidere io a chi vendere l’oggetto.
A proposito di congetture, una che mi viene spesso in mente riguarda la prossima vita. Secondo me quando saremo tutti lì, all’appuntamento, ognuno di noi verrà a conoscenza di tutto ciò che uno ha fatto nella vita pensando che mai gli altri potessero saperlo.
Eh…eh …eh... rido come un pazzo quando ci penso. E penso alla faccia che faranno quelli che non se lo aspettavano.Penso alle smorfie che facciamo allo specchio pensando di non essere visti. A quando ci mettiamo le dita nel naso. A quando guardiamo i film porno. A quando ci masturbiamo. E chissà quanta altra gente fa queste ed altre cose, oltre a spiare dalle serrature, rubare al supermercato, tradire la propria donna o il proprio uomo, dire le bugie, dichiararsi amico degli animali e poi quando si è soli, convinti di non essere visti, si danno calci a dei gattini indifesi. E se, dopo, tutto venisse a galla? Perché non vagliare questa ipotesi? Potrebbe comunque in ogni caso servire a cercare di sensibilizzarci ad essere più noi stessi, ad essere sinceri e a cercare di non avere paura di noi stessi. Vivere avendo paura dei propri simili è tremendo, perché quando hai davanti a te un uomo, uno qualunque, è come se avessi te stesso davanti a te.Ricordiamoci che gli onesti sono più dei disonesti, e loro lo sanno, solo che approfittano del fatto che noi non siamo uniti. Ma se gli onesti avessero sempre la capacità di affrontare i disonesti, loro non avrebbero più scampo, la smetterebbero e se ne andrebbero a lavorare.Sono pensieri da bimbo piccolo, teorie che discutevo coi miei amici bimbi piccoli ai tempi delle elementari. Teorie. Ma ricordiamoci che una delle funzioni dell’uomo è quella di poter trasformare la teoria in pratica.-“Eusebio, sei stanco?”-“Assolutamente No!. Ma sei convinto di tutto ciò che mi hai raccontato?”-“Come faccio ad esserne convinto se non so neanche che speranze ho nella vita?”-“Hai detto schifezze dei siciliani. Allora li odi!”-“Sei pazzo? Senza i siciliani io muoio. Credo che a tutti capiti di dire schifezze alle persone che si amano. Hai mai avuto una fidanzata?”-“Si. Ma non dirlo ai miei amici preti.”-“Tranquillo, fidati. E hai mai detto a lei schifezze pur amandola?”-“………è vero, capisco.-“Che facciamo? Andiamo, ti accompagno in albergo.”Ci incamminiamo. Dopo un paio d’angoli ci imbattiamo in un comizio.-“Chi è quello?”- chiedeva Eusebio.-“Un politico. Uno che vuole fare il sindaco di Palermo.”-“Ci fermiamo ad ascoltarlo?”-“Okay. Ma solo due minuti, non sopporto i politici, io.”
Il tizio sembrava onesto.

“Dovendo contemplare un organismo più efficace per poter risolvere i problemi di natura civica che questa città presenta, proporrei di cominciare col disporre subito di una collaborazione efficace contro tutte quelle organizzazioni che boicottano ogni tentativo sociale promosso da tutte quelle aziende che veramente contribuiscono ad una concreta azione di restauro monumentale ed urbanistico nel repentinaggio dei valori socio-psicologici. Non dovete essere superficiali. Iniziate a meditare con la vostra testa. Non fatevi fregare da chi vi vuole uccidere con le vostre mani. Propongo di ribadire una volta per tutte gli organi collegiali e le strutture dello Stato, affinché voi, e ripeto voi, possiate godere della vostra città che ormai cede a tutte le pressioni di cui è ormai vittima. Cittadini, la verità è questa! Noi siamo chiari! Realtà, non false promesse! Noi abbiamo sempre lottato. E abbiamo sempre lottato per voi! Perché è ora di dire basta a tutti quelli che vi convincono, prendendovi in giro con parole senza senso, e che sempre hanno mal gestito questa città.
È giunto il momento dei fatti e non delle parole! Votate per noi, che abbiamo bisogno di voi, perché Voi siete la città!”

A questo punto io ed Eusebio scappammo. Ci guardammo negli occhi e non sapendo se piangere o ridere, ci mettemmo a correre come dei forsennati.-“Che facciamo, ridiamo o piangiamo?”- disse Eusebio.-“Basta piangere! …dai ridiamo.”E ridendo ci allontanammo.-“La Sicilia è anche comica”- pensò Eusebio.-“Ehi, tutto sommato ho trascorso una bella giornata. Grazie!”- mi disse.-“Grazie a te che mi hai sopportato”.
La sera io cenai a casa dei miei genitori. Avevo la testa alla torta al gelato di fragola.
Eusebio era rientrato nelle sua casa a Milano. Aveva la testa alla moglie di Walter Zenga.

Mimmo C. - 1991

La Passione

Chi usa come arma la passione, di solito muore giovane.
Ma questa non è una regola universale, è una regola siciliana. La Sicilia è governata da leggi speciali, da consuetudini diverse, da una diversa maniera di agire dinanzi agli eventi, anche i più comuni.
La Sicilia è una terra di nessuno, piena di siciliani che non si capisce bene che cazzo vogliono, piena di gente che non si conosce tra loro, gente strana, molto strana. Basti pensare ai Trapanesi, ai Catanesi, ai Palermitani, ai Messinesi e così via.
Sicuramente il siciliano generico ha qualcosa di particolare che lo accomuna a tutti i suoi conterranei, ma poco, molto poco. Una delle prerogative di tutti i Siciliani ad esempio è quella di avere sempre un alibi e una scusa pronta per tutte le evenienze.
Quando devono evadere una qualsiasi pratica i siciliani sono ad esempio pronti a dire: MA QUI SIAMO IN SICILIA, IN SICILIA E’ DIFFICILE CHE POSSANO ACCADERE CERTE COSE … NOI SIAMO ISOLATI.
Ma che cazzo di isola è la Sicilia?
Ma è mai possibile che il siciliano debba provare sempre tanto piacere a considerarsi alla pari di un abitante dell’isola di Pasqua o che ne so dell’isola di Sant’Elena?
Quelle sì che sono signore Isole in tutto e per tutto. A noi invece bastano neanche 2 km di mare di distanza dalla Calabria che già ci sentiamo poveri e soli, abbandonati da tutti.
Tutto questo storico lavaggio generazionale dei cervelli alla fine non ha fatto altro che far diventare la Sicilia una terra ricca di uomini isolati.
La Sicilia non è un Isola, ma ogni siciliano è un’isola. Il siciliano si è troppo abituato a camminare da solo e non potrebbe fare altrimenti.
A questo punto iniziamo a giocare.
Non posso immaginare nulla di ciò che non so, forse non so nulla neanche di ciò che penso di sapere, ma come tutti i bambini, anche per me è arrivato un giorno in cui iniziai a giocare. Probabilmente giocavo già da tempo, ma tutti noi facciamo i conti con la nostra memoria e dunque questo viaggio decolla in un momento preciso della mia vita, ed esattamente quando presi confidenza con il primo giocattolo che mi fu regalato nella mia vita: la PASSIONE.
Non so se tra tutti i giocattoli che ho avuto la fortuna di ricevere in dono la passione rappresenti il giocattolo più bello o più affascinante, ma sicuramente il più duraturo ed indistruttibile, almeno sino a questo momento.
La porto sempre con me. A volte dimentico le chiavi di casa, il telefonino, mi scordo di fare una telefonata o di pagare una bolletta, ma non rinuncio mai alla mia passione.
La passione è sempre pronta a darti una mano in ogni circostanza. Ti aiuta ad immaginare, ad elaborare, a programmare, a fantasticare e a disegnare.
Nei bambini poi, la passione è pura. Il bimbo si guarda intorno e piano piano inizia ad appassionarsi, esplorando ciò che accade intorno. La passione lo aiuterà a scegliere comportamenti, strade e linguaggi.

Mimmo C. - 2008

Non Ricordo Quando ...

Non ricordo quando, non ricordo perché.
Le acque erano tranquille, ma poi d’un tratto si ingarbugliarono.
Ebbe inizio uno spettacolo vero e proprio,
in cui anche la Luna sosteneva il suo ruolo.
Mi accendo una sigaretta.
Percorrevo quelle acque su una canoa,
in compagnia di una donna che somigliava tanto ad un personaggio
di una pubblicità occulta.
Era un’indigena.
Io stavo in piedi, diritto, immobile, e c’era quasi buio.
Le mi guidava.
Non conoscevo il suo nome.
Non le avevo ancora rivolto la parola.
Condividevamo un totale silenzio,
anche se viaggiavamo insieme da tanto tempo.
Molto più tempo di quanto si potesse immaginare,
di quanto ero riuscito a vivere con lei,
posseduto io e posseduta lei.
Era un finto silenzio però.
Ed era pieno di mondo.
Gli uccelli cantavano senza farsi vedere.
Ma ecco che adesso il mare è di nuovo calmo.
Ma non è un mare.
E’ un fiume che scorre, e che a volte si allarga e sembra un mare.
La vita è la ricerca di una morte bella.
Il fiume, quando si allarga, lo fa per allenarsi, perché deve diventare mare,
e il mare è grande.
Lei guida, è seduta davanti a me,
ed io sto sempre in piedi perché non voglio lasciarmi andare,
e forse perché ho paura, e forse perché ho bisogno sempre di controllare,
e forse perché non ho fiducia.
Eppure sono certo che se lei non ci fosse
non potrei gustare tutto ciò.
Perché so che lei è un’indigena, e dunque può proteggermi,
e forse perché è tanto bella.
A me piace tenermi con mano con chi sa.
E adesso sento un pianoforte delicato che si confida, che sta dietro di me,
ed io credo in lui, credo in quel piano perché lo sento, e anche se non lo vedo
capisco ciò che le sue note vogliono dirmi.
Ma qualcuno iniziò a gridare il mio nome.
Gli uomini di alcune tribù mi stavano chiamando,
ed improvvisamente la mia pelle si tingeva di nero.
Magia.
Una volta negro mi chinai e, mentre percorrevo questo fiume,
che di colpo si era stretto di nuovo,
io non stavo più in piedi,
ero sdraiato su di lei, sull’indigena, e la baciavo.
E sentivo un odore di azzurro mischiato a festa, e tutti suonavano e cantavano.
La canoa rallentava sino quasi a fermarsi, non aveva più bisogno di navigare,
anche perché il fiume spariva a appariva il mare.
Ed io iniziavo a capire perché avevo avuto terrore dei ladri,
e perché a volte mi annoiavo.
E avevo capito anche che il Sole era importante quanto la Luna,
e che i colori erano con te per tenerti compagnia,
e che la musica non l’aveva inventata l’uomo.
I suoi capelli erano neri.
Era profumata.
L’amavo, e avevo concluso il mio percorso insieme a lei.
Lei era viva.
Io ero vivo.
Avevamo vissuto. Stavamo vivendo.
La canoa si squagliò.
E incontrai tanti amici che a volte sognavo.
Ci incontreremo tutti là.
Non fa parte del presente.
Non ricordo quando,
non ricordo perché.
Ma c’eri pure tu.
Ipotesi.

Mimmo C. - 1990

Il Flauto Magico

Un giorno, mentre passeggiavo per le verdi foreste della Nuova Guinea, incontrai un vecchio che camminava molto lentamente suonando una specie di flauto.
Cercai di fermarlo, ma lui, invece di fermarsi, fra una nota e l’altra mi disse: -“Bhrakù” che significa “seguimi”.
Non esitai a farlo.
Ci dirigevamo verso Daru, una cittadina situata all’estremo est del golfo di Papua.
Era un vecchio bianco, apparentemente di origine danese e, cosa strana, non aveva la barba ma capelli lunghissimi. Il suo volto dimostrava almeno 110-120 anni.
La cosa buffa era che ogni tanto, fra un passo e l’altro, il vecchio accennava dei passi di danza. Mi ricordo perfettamente come sbofonchiavo dal ridere fino a stricarmi quasi a terra tutte le volte che lui danzava.
Le prime volte lui non mi diceva nulla ma quando le mie risate iniziarono ad infastidirlo, il vecchio si fermò e mi consegnò il suo flauto nelle mani.
A quel punto cercai di fare la persona seria e gli dissi: -“Bhrakà?” che significa “che cosa devo fare?”
-“Bhrakù.”- rispose a bassa voce.
(Detto a bassa voce, bhrakù significa “suonami All Blues di Miles Davis”).
Io non avevo mai suonato il flauto in vita mia, (figuriamoci poi quello lì, che era molto strano), ma per non offenderlo non ebbi il coraggio di rifiutare e glielo suonai.
Neanche feci in tempo a suonare la seconda nota del famoso blues di Miles, che subito, senza volerlo, mi misi a danzare per effetto di una misteriosa forza che afferrava le mie gambe e le faceva ruotare a destra e a sinistra facendomi apparire, devo riconoscerlo, alquanto goffo.
-“Prometè?” – disse il vecchio. (Traduzione: “Hai visto? Non c’è niente da ridere perché questo flauto è magico!)
Esterrefatto, mi chinai al suo cospetto e gli chiesi scusa. Gli restituii il flauto e lo seguii. Diventammo amici. La vita è fatta così, a volte da una risata può nascere un’amicizia.
Più tardi, circa venti giorni dopo, arrivammo a Daru. Io avevo lasciato i miei bagagli in un albergo a Madang, a 800 km di distanza, ma non me ne importava nulla.

Mimmo C. - 1991

Il Numero 43

È così difficile chiedere qualcosa ad un Siciliano!!!
Qualsiasi cosa tu chiedi quello ti guarda male e anche se la tua domanda è: -“Scusi, è passato il 43?” quello ti risponde, incazzato: -“E chi ‘nni sacciu iu ‘ru 43, staiu aspittannu ‘u 15!” (E che ne so io del 43, sto aspettando il 15!).
Da ciò si può dedurre che, in Sicilia, chi aspetta l'autobus numero 15 non può accorgersi se il 43 è già passato.

Tempo al Tempo

Minchia!
Il bordello imperversa nella mente dei poveracci.
Ma in quella dei poveracci senza pretese, quelli che non rompono le scatole a nessuno, quelli buoni.
Perché oggi ci sono i poveracci meno buoni.
Ma i meno buoni che hanno fatto?
Probabilmente sono colpevoli di non aver fatto niente.
E il non far niente è un’azione. Si possono commettere crimini non facendo nulla.
Quindi chi dice: - “Io non ho fatto nulla!”- è un illuso.
Povero, si intende. (Il famoso “Povero Illuso”).
Tanta gente si impegna ad essere sincera. Tutti sono convinti di vivere nella pura verità. Si va avanti convinti di sapere tutto. E anche quando a ottant’anni uno impara qualcosa, egli asserisce che è normale averla imparata a ottant’anni, prima era impossibile.
Cazzate.
La maturità non ha limiti temporali. Ha semplicemente un corso che può essere più o meno veloce.
Dipende da noi stessi.
Ogni cosa a suo tempo. Ma quale tempo?
Il tempo è qualcosa che ci perseguita?
È qualcosa di incontrollabile?
Il tempo è nostro. L’abbiamo inventato noi. È uno strumento. A noi fa comodo che ci sia il tempo. Se ad esempio voglio darti un appuntamento, ho bisogno dell’ora da fissare, quindi stabilisco un margine di tempo.
Ma nello stesso “tempo” abbiamo paura di questo tempo. Noi abbiamo paura di tante cose, ma quello che mi fa incazzare di più è il fatto che noi abbiamo paura delle nostre stesse cose, quelle inventate da noi.
Anche la morte è un invenzione dell’uomo.
Secondo me è facile scrivere cazzate.
Siamo in tanti che prendiamo per il culo la gente scrivendo e dicendo cose assurde.
E cosa succede? Che chi scrive, scrive e scrive, chi parla, parla e parla, alla fine si convince. Diventa un convinto. E quel che è peggio, spesso convince gli altri creando dei convinti.
Peccato! Ma che ci possiamo fare?
Questa è la vera epoca delle favole.
L’uomo è ricco.
L’uomo è povero.
Minchia!
Il bordello imperversa nelle menti dei poveracci.
La storia è vecchia come il mondo. E il gusto è sempre lo stesso, anche se cambi il condimento. Sembra una magia.
Ma forse l’unica componente della vita che non ha inventato l’uomo è l’arte.
La religione è l’oppio dei popoli? Allora l’arte è la compagna dei popoli. E dell’uomo.
Le strutture di cui noi siamo stati dotati all’origine sono in aria e non in terra.
Noi ci aggrappiamo e disgrappiamo continuamente ad uno dei tanti fili che pendono su questa valle, a volte contribuendo positivamente, a volte camuffandoci da intenditori in un filo che non ci appartiene. Bisogna scegliere bene e con coscienza. E bisogna che impariamo a volare.
Ma nessuno ha colpe.
La malleabilità del nostro misero intelletto soffre tanto a causa dell’ingenuità di chi ricopre una carica decisionale.

Mimmo C. - 1991

Intervista di Marco Valente a Mimmo Cafiero

Mimmo Cafiero, batterista e percussionista siciliano.

IJM: Parlami dei tuoi inizi, di come ti sei avvicinato alla musica, dei primi
dischi che hai comprato, del tuo primo strumento musicale ...

Il mio è stato un classico inizio. All’età di 10 anni mio padre mi regalò quel
famosissimo giocattolo che ai tempi era l’organo “Bontempi”, un modello economico
(2 ottave), che subito mi appassionò. All’età di quattro anni ero già un grande
appassionato di musica, infatti avevo un mio giradischi (di quelli a valigetta) ed una
collezione di 45 giri.
Ovviamente ascoltavo musica leggera ma ero comunque attratto da un certo tipo di
composizioni forse considerate già superate ai tempi. Mi piacevano comunque
molto Gorni Kramer, Gianni Morandi, Antoine e i Beatles.
All’età di otto anni partecipai a dei concorsi canori, a dieci anni conoscevo già
parecchie canzoni e quel giorno che ricevetti quel regalo, mi ricordo che con
estrema facilità riuscivo subito a riprodurre tutte le melodie che avevo in testa.
Mio padre lavorava in un Night Club che ospitava ogni sera gruppi dal vivo e
conoscendo tanti musicisti mi organizzò un incontro con il Maestro Buogo,
insegnante al Conservatorio di Palermo che, dopo avermi fatto un piccolo test di
musicalità, obbligò mio padre (fortunatamente) ad iscrivermi in Conservatorio. Ho
iniziato con lo studio del pianoforte ma la mia passione per le percussioni e per la
musica moderna mi fece, dopo quattro anni circa, abbandonare gli studi classici.
In quegli anni comunque feci le mie prime esperienze professionali come cantante
all’interno del Coro del Conservatorio, lavorando anche per il Teatro Massimo in
alcune Opere Liriche (Carmen e Tosca) e con un Coro fondato ai tempi dal Maetrso
Buogo che alternava musica classica e jazz nei suoi arrangiamenti.
Di quest’ultimo Coro fece parte anche Salvatore Bonafede. Era il 1973 e intanto a
Palermo nasceva il “Brass Group Jazz Club”.
Il padre di Salvatore era uno dei soci sostenitori del Club e fu così che pian piano,
con la scusa che io ed altri amici cercavamo Salvatore al Club, durante i Concerti
Jazz ci intrufolavamo senza pagare ed iniziavamo ad ascoltare quella musica che ho
avuto la fortuna di iniziare a conoscere giovanissimo. Mi ricordo concerti di Dexter
Gordon, Johnny Griffin, Mingus, seduto accanto a loro in quel clubbino che a volte
ospitava non più di dieci spettatori.
I miei primi dischi: Oscar Peterson e Jimmy Smith.

IJM: E il tuo primo gruppo? Quanti anni avevi? Fino alle prime esperienze
professionali ...

Il pianista era Salvatore, io ero attratto dalle percussioni e così nacque il nostro
primo gruppo, un quartetto, fondato nel 1975, che ebbe la sua prima opportunità di
esibirsi in un club il giorno dopo la sua costituzione.

IJM: Raccontami un aneddoto del primo concerto veramente importante che
hai tenuto.
A Palermo non c’erano jazzisti della nostra età. Quindi in tutti i concerti che davamo
eravamo fin troppo coccolati e ci facevano sentire sempre importanti. Tutti i miei
concerti dal ‘75 al ‘78 sono stati importantissimi. Forse la prima emozione arrivò nel
‘78 quando entrai a far parte del gruppo di Enzo Randisi e partecipai alla prima
edizione del Messina Jazz Meeting e per la prima volta il mio nome fu scritto su
“Musica Jazz”. L’articolo era di Enrico Cogno.
Non ricordo aneddoti particolari dell’epoca. Forse, chissà, il mio primo concerto
veramente importante deve ancora arrivare.

IJM: Qual’è stato il primo musicista italiano che più ti ha impressionato per
le sue qualità musicali e umane?

Bruno Biriaco. Perchè è stato il primo musicista che più mi ha stimolato (lo
conobbi in un seminario a Palermo nel 1982) e mi ha incoraggiato nella mia strada.
Mi ricordo ancora le sue parole: “bravo Mimmo! Appena avrò la possibilità mi
ricorderò di te”.
Dopo due anni Bruno mi chiamò a far parte della sua Orchestra di “Domenica in...”.
Ma Bruno fu comunque il primo. Senz’altro aggiungo Franco Cerri, Paolo Fresu,
Enrico Rava....e gli americani Curtis Fuller e Mel Lewis con i quali ho avuto il
piacere di collaborare e di essere stato stimolato umanamente nella mia carriera.
Ma vorrei ricordare Maurizio Caldura: è stato forse il mio più grande compagno
musicale da quando sono attivo sulla scena jazzistica nazionale. Abbiamo viaggiato
insieme, dormito insieme, riso insieme, composto insieme, arrangiato insieme,
organizzato insieme, collaborato insieme, ascoltato insieme.... sento di avere
adesso un angelo in più dalla mia parte...... che mi aiuta e che aiuta i giovani
musicisti e il jazz italiano.

IJM: Che ne pensi del jazz italiano attuale? Indicami due musicisti italiani
che secondo te sono sottovalutati e due promesse del jazz italiano.

Penso che sia molto confuso......ma forse sono io che non ci capisco nulla! Se è
così mi scuso.
Salvatore Bonafede e Dario Deidda. Due promesse: Dino Rubino, trombettista
catanese e Lino Costa, chitarrista palermitano.

IJM: Qual’è stato il musicista straniero che più ti ha impressionato per le sue
qualità musicali e umane. E con chi vorresti suonare nel prossimo futuro
(sogno o realtà)?

Purtroppo umanamente, se ci rivolgiamo agli americani, non c’è a mio avviso molta
scelta. Sono un pò anti americanista, se per americanismo intendiamo la
vastissima gamma di esemplari umani superdotati tecnicamente che inflazionano le
nostre scene. Tutto sommato, comunque, con una buona dose di pugno di ferro,
con alcuni si riesce a trattare. Se devo risponderti, tra i musicisti con cui ho
collaborato, la mia più grande esperienza è stata quella di suonare con Hal Crook e
Mick Goodrick. Mick è sicuramente uno strano “americano” infatti è molto dolce,
tranquillo, generoso e contemporaneamente un grande poeta e grande tutto......Hal
è eccezionale....mio grande amico ma...un caratterino da americano.....
Mi piacerebbe molto suonare con Paul Motian....

IJM: Parlami dei tuoi progetti attuali e delle idee che ti stanno passando per
la testa.

Per adesso sto attendendo....Quando faccio un concerto faccio in modo di essere
uno spettatore....suono attendendo che accada qualcosa....non mi piace essere
troppo previdente......sono il primo spettatore di me stesso...e poi o mi dico
bravo...raramente.....o mi faccio schifo....più spesso.....nella vita per adesso mi sto
dedicando alla mia città, anche se ancora non lo capisce nessuno.....e attendo che
accada qualcosa. Forse tra un pò riprenderò a comporre che è una cosa che mi
piace molto e intanto suono, ma soltanto in poche situazioni. Jazz in trio con
Bonafede e Deidda, Triangles con D’Anna, Condorelli e Deidda, o la mia
Orchestra ... L’Open Jazz Orchestra.

IJM: Per il piacere dei percussionisti: descrivici il tuo set.

Per adesso uso una semplice batteria Yamaha: cassa 18” con un tom e un
timpano. I miei piatti da 12 anni sono sempre gli stessi: un K Zildjan medium ride,
un crash Spizz, un piccolo ride chiodatino Spizz e un Charleston Sabian HH. Il
rullante, sempre da 12 anni, è un Quemme artigianale fatto a Roma.
Quando faccio il percussionista: Quinto costruzione 1985 Vincenzo Ridolfi - Roma,
Conga e Tumbadora Latin Percussion del 1986. A sinistra uso il charleston e il
rullante. A destra altri aggeggetti vari, timbales e un ride.

IJM: Un saluto agli utenti di IJM.

Scusatemi ma non sono bravo a scrivere. Comunque a Palermo il 16 gennaio 1998
è nato l’Open Jazz Club, frutto dell’Associazione Siciliana Musica Insieme di cui
sono Presidente e fondatore. Spero possa diventare un jazz club stabile a Palermo
a disposizione di tutti gli amici jazzisti. Siete tutti invitati.

Ciao a tutti!

Marco Valente - Italian Jazz Musician - www.ijm.it - 31 gennaio 1998

Vita Senza Ritmo

Il ritmo è il cuore della vita, non c’è vita senza ritmo … prima di imparare a fare qualsiasi cosa dovremmo tutti essere aiutati e guidati all’ascolto della natura al fine di potere assimilare e sviluppare sin da fanciulli la percezione del ritmo di tutte le cose … perché noi stessi siamo parte integrante di questo fraseggio infinito che è lo scorrere del tempo … Invece ci sentiamo tutti onnipotenti, e anzichè rispettarlo, il ritmo vogliamo crearlo noi, e lo imponiamo, lo dettiamo, spesso con innocenza, quella innocenza che è il peggior malanno di tutti i mali, perché è il rendersi innocente che crea i danni più irrimediabili.
I più grandi impositori vincono le proprie battaglie sulle ignoranze degli altri, e gli altri ad un certo punto smettono di guardare verso l’alto, e guardano verso il basso, per poter essere i più alti tra i meno alti. E si inventano un ritmo proprio, e il ritmo di nostra Madre intanto rimane trasecolato, e sussurra a se stesso … ma che ho fatto di male? … perché nessuno mi vuole ascoltare? … Eppur mi muovo … eppure esisto … ed è costretto di tanto in tanto a farci del male … per vederci quelle poche volte riuniti insieme … perché noi siamo capaci di ascoltare il ritmo soltanto quando qualcuno ci fa del male.
Il bene ci fa male. Il male ci fa bene.
Tanto è tutto inutile, non conviene mettersi contro la natura, non conviene contrastare il ritmo … Saremo sempre dominati. Alla fine contro di lui perdiamo. E' troppo forte.
Non possiamo competere.

Mimmo C. - 2009

Artisti a Palermo

Io personalmente mi disinteresso di politica da sempre, e ho imparato col tempo (e non credo di essere il solo), a prendere le distanze da una città che purtroppo continua a vivere esprimendosi con logiche basate sulla disinformazione e sul disinteresse della gente.
Sembra che a Palermo il futuro non interessi a nessuno, si vive nel presente, si acchiappa ciò che capita, si pensa costantemente “tanto domani è un altro giorno e ci saranno altri e a me che me ne frega”.
Non ce ne frega nulla neanche dei nostri figli, che probabilmente neanche si accorgeranno di niente perché erediteranno lo stesso attuale modo di pensare.
E temo che sarà sempre questa la condizione in cui rimarremo.
In questa città non esistono ideali, non si costruiscono idee.
La passione a Palermo ti uccide e ti rovina. E’ severamente proibito appassionarsi alle cose.
Ritengo che la colpa di tutto questo sfacelo che viviamo sia comunque nostra e soltanto nostra.
Attaccare gli amministratori non serve a nulla, perchè siamo noi, con il nostro carattere e il nostro modo di fare e di essere, che concediamo loro di fare quello che gli passa per la testa.
Noi siamo troppo abituati a criticare noi stessi, e soprattutto abbinare alla “PERSONA” ogni tipo di evento, o causa o ideale che si porta avanti.
Da noi si potrebbe tranquillamente organizzare la stessa manifestazione culturale anche tre o quattro volte nel giro di pochi giorni … ci sarebbe sempre un pubblico diverso, perché se organizza TIZIO partecipano alcuni, se organizza CAIO vanno altri e, insomma, siamo fin troppo bene organizzati in COMITIVE, e ci facciamo sempre influenzare da “CHI” fa le cose e mai dalla COSA in sé.
E mi chiedo.
Da circa trent’anni la nostra città non è dotata di un regolamento per le attività culturali, e adesso, senza quasi far sapere nulla a nessuno, decidono di emanarne uno.
Ed ecco che nasce l’esigenza di unirsi per cercare di modificare le cose.
Ma avevamo mai pensato in questi trent’anni di proporre un regolamento per le nostre attività?
No.
Perché siamo un popolo di guardoni, che rispondiamo al limite soltanto alle azioni, e non proponiamo mai.
Intanto le nostre non alleanze fanno il gioco di chi ci amministra.
E’ normale.
Il vero potere si basa sui contrasti degli oppositori.
E i veri competenti e veri oppositori, che siamo noi, perdiamo, a causa della nostra incapacità di rispettare noi stessi.
CUOGGHIU IU E CUOGGHI PURU TU, MA SE NON CUOGGHIU IU NON CUOGGHI MANCU TU.
Comunque vadano le cose, secondo me potremmo e dovremmo in ogni caso costituire un “Comitato Culturale della Città di Palermo”.
Acquisiremmo senz’altro un valore enorme se proviamo anche a fingerci alleati una volta tanto.
Per me è importante che si cambi atteggiamento, che nasca il rispetto reciproco, che si lavori tutti insieme per una “progettualità comune” e che possano essere emanate delle leggi concrete di supporto alla creatività e alla crescita artistica, nella sua diversità.
E dobbiamo rivolgerci con amore e con passione ai bambini.
Il Sindaco e i Consiglieri comunali della Palermo del 2040 in questo momento stanno frequentando le scuole elementari.
Cerchiamoli, ed educhiamoli alla cultura. Diventeranno nostri fans, e fans dei nostri futuri artisti.
Trent’anni sembrano un’eternità, molti penseranno “miiii fre trent’anni” …
E mi chiedo ancora: ma come mai “fra trent’anni” sembra un margine di tempo infinito e “trent’anni fa” sembra invece ieri?
Io ho iniziato il mio percorso musicale trent’anni fa (e forse qualcosina in più) e mi sembra ieri.
E il 2040 mi sembra domani, tipo giovedì o venerdì.
Il vero presente dura secoli.

Mimmo C. - 2009